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Recensione Prestigiacomo

LA POESIA DELLA SUA TERRA INCASTONATA NELLE TELE

IN UNO STILE CHE GRAVITA DAL REALISMO AL SURREALISMO

 

...UNA PITTURA CHE ASSUME VALENZA ANTROPOLOGICO-CULTURALE...

 

Testo critico di

 

Maria Teresa Prestigiacomo

Con occhi d’intensa commozione rivolgiamo la nostra attenzione alle opere del pittore  Alfredo Razzino che, incurante delle mode, dei venti dell’arte che spirano sovente, mutando rotte e destini, si stringe in un afflato passionale con la sua terra: la Campania, rendendo omaggio alla sua gente ed al suo paesaggio, percorrendo a ritroso, a volte, i sentieri della memoria perduta, per riconoscere i segni, le impronte di una civiltà scomparsa, quella che accomunava le fatiche del lavoro al divertimento della danza e del canto, oppure quello di un Paradiso italiano che non aveva ancora scoperto la parola ecologia ed il suo significato, un Paradiso sulla terra, fatto di bellezze paesaggistiche incontaminate da elementi antropici e nel quale l’uomo trovava rifugio, quotidiano, ai suoi affanni.

I riferimenti a questo filo rosso di una corposa produzione in cui il messaggio dell’artista é sotteso a buona parte delle sue opere, sono tanti.

Proviamo a citarne qualcuno che ci riconduce alle opere, quali la Marina di Agropoli, olio su tela, 50x70, opera soave, leggiadra, dall’atmosfera sospesa e serena, le barche tinte d’azzurro come il mare, a cantare secoli di fatiche e d’attesa di piccoli-grandi uomini di una civiltà marinara in buona parte, ormai perduta.

E poi...Agropoli: il faro, olio su tela, 40x60 ed ancora, si ricordi l’opera Passeggiata al fiume che esalta i paesaggi romanticamente brumosi dell’Italia settentrionale, cogliendone le atmosfere sospese, lungo una passeggiata lungo i suoi bordi, orlati di pioppi...Ed inoltre, il rimando, per quel che riguardi il fil rouge ecologico, ci conduce all’opera Scorcio di fiume, una tela in cui l’immobilismo del paesaggio é rotto dall’adozione di un elemento, quale un volatile, la cui rappresentazione, da parte di Razzino, è funzionale a conferire alla scena un’apparente azione dinamica.

C’é da aggiungere che, in quest’impianto pittorico che vagheggia una natura incontaminata, l’acrilico L’autunno sul fiume, sposta l’asse dell’artista in una dimensione onirica: gli alberi, quasi personificati, sembrano risvegliare le ninfe dei boschi, quelle dee le cui dimore erano costituite, nella mitologia greca, dalle cavità dei tronchi d’albero. Dette divinità, dai nomi più disparati, rappresentavano i vigili custodi del destino degli alberi

...Nella stessa opera, un ponte sull’acqua conduce verso quel vagheggiato Paradiso in cui la natura é ancora la protagonista della storia dell’uomo.

I luoghi della memoria sfilano come un Museo d’Ombre: ci si riferisce a Santa Maria di Castellabate ed a tante altre opere in cui, evidente, é la citazione loci.

L’artista si concede una pausa di relax all’interno di una casa che si affaccia su un paesaggio idilliaco, vedasi l’opera Guardando fuori.

Non possono mancare, nella rosa della produzione pittorica di Razzino, le rappresentazioni delle coste napoletane, rese famose, in tutte il mondo dagli emigranti napoletani e le coste greche delle quali l’artista subisce il fascino e ne canta, pertanto, i sapori paesaggistici.

Inoltre, la natura rigogliosa è trattata dal Razzino nella lussureggiante evocazione alla Rousseau, affrontando il tema dell’Oriente in Cascate dell’Indonesia, un olio su tela dalle dimensioni museali (cm100x200).

L’artista campano per adozione, dopo una breve parentesi verso l’Est, riesce a tradurre una sua opera: Usi e costumi del Cilento in un documento antropologico-culturale di notevole interesse che rende omaggio alla civiltà contadina scomparsa.

Con Ricordo del ‘700 Razzino si stacca fortemente dalle altre; in essa, forte é la memoria ed il richiamo degli artisti d’Accademia. Allo stesso modo di altre opere, l’artista introduce nell’impianto pittorico di un paesaggio statico, l’elemento dinamico del vento che guida l’azione, nell’armonia della composizione, attraverso l’opportuna rappresentazione di un albero.

I limoni o i cedri di Sorrento non potevano mancare in quest’evocazione di luoghi, sapori ed umori campani, allo stesso modo delle Nature Morte che illuminate di luce e vita nuove, ritrovano una nuova storia sulle tele, per opera dell’artista.

Ci preme, infine, ricordare che il pittore napoletano, oltre a seguire la linea del Realismo pittorico, sa essere minimale, sintetico in composizioni quali Effetti di tramonto e mostra la sua vena pittorica che ci riconduce al Surrealismo, in opere quali quella che reca il titolo Libera più che mai.

A questo punto, giunta alla conclusione della mia comunicazione intorno all’artista, desidererei porgere ai lettori di questo pregevole catalogo d’arte, un ben più grande pensiero che Alfredo Razzino ha, in me, evocato: quello che Carlo Carrà, nel secolo scorso, rivolgeva a Pio Semeghini...

Nelle sue pitture non trovate alcune di quelle complicazioni comuni ai nostri giorni, bensì un’arte che cerca di rappresentare con estrema purezza l’idea che si é fatta della realtà, dopo amorose e appassionate ricerche” (1931)